Il riconoscimento di essere un’unica “umanità” deve consentirci di non riuscire a smettere di depredare e impoverire il mondo in cui viviamo, per iniziare a coltivarlo e custodirlo.

Non occorre essere credenti per accogliere l’invito di Papa Francesco, che nella sua enciclica sulla cura della casa comune invita a ripartire dalle parole del suo santo protettore, Francesco d’Assisi: “Sora nostra madre Terra”. Un appello rivolto non soltanto ai cristiani ma a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che abitano il pianeta: questa nostra terra che è nostra sorella e madre. È “nostra” perché ci appartiene, ovvero ci è stata data in dono, ma in essa noi viviamo ed esistiamo: senza di essa ci sarebbe impossibile vivere un’esistenza umana.

Per questo la terra non è solo “nostra”, ma è anche “sorella”, condivide con noi il miracolo dell’esistenza. La terra sperimenta le stesse sofferenze e oppressioni che molti poveri vivono ogni giorno. Anzi, il santo padre inserisce questa terra – “oppressa e devastata” – “fra i poveri più abbandonati e maltrattati”. Da qui la necessità di un cambiamento.

Non solo: questa terra è pure “madre” nei nostri riguardi. “Noi stessi siamo terra”, afferma Papa Francesco, appellandosi al racconto di Genesi 2,7. Il nostro essere “umani” ci lega alla terra, all’“humus” di cui siamo fatti e forse proprio chi è più vicino alla terra – i piccoli, i poveri e gli umili – ne comprende meglio la sua natura e avverte la necessità di non rompere quel vincolo che lega tutti gli uomini ad essa.

Appia antica al tramonto

LAVORIAMO INSIEME PER “CAMBIARE IL CUORE”

L’idea di realizzare un Meeting per affrontare i temi dell’economia civile partendo dai territori, dalle comunità locali e dalla mobilità sostenibile nasce nel 2015, sulla base di due grandi ispirazioni:

  • l’Enciclica Laudato si di Papa Francesco, che ha consentito di superare il concetto di sostenibilità con una più ampia proposta di “sviluppo umano integrale”, capace di riconoscere «l’intima relazione tra la povertà delle persone e le fragilità del pianeta».
  • l’Agenda 2030: gli obiettivi di sviluppo sostenibile declinati in 169 azioni da attivare per affrontare i cambiamenti climatici e costruire società pacifiche attraverso uno sviluppo più equo e più inclusivo.

Da subito il Meeting è diventato un laboratorio permanente di dialogo strutturato cui aderiscono oltre un centinaio di realtà che operano nel Paese per affermare la rilevanza strategica della mobilità nella costruzione di un futuro migliore, avendo a cuore la custodia del creato, la centralità della persona e la valorizzazione degli immensi patrimoni culturali materiali e immateriali del Bel Paese.

Gli esiti del primo confronto, cui parteciparono oltre 400 esperti e portatori di interesse, ha consentito di ridefinire gli scenari strategici, gli approcci, le metodologie e i modelli applicativi per la pianificazione e la realizzazione di percorsi e traiettorie, reti e sistemi di mobilità, con rilevanza urbana, escursionistica, sportiva, culturale, turistica e di innovazione sociale.

L’adesione di tanti autorevoli contributori ha consentito l’inserimento del Meeting in autorevoli partenariati internazionali e – non da ultimo – nella piattaforma delle Nazioni Unite che individua le azioni volontarie virtuose mirate a raggiungere gli SDGs (Sustainable Development Goals).

Raggiunta la maturità, oggi le sfide sono rappresentate dall’evoluzione delle competenze multidisciplinari e integrate necessarie per pianificare, mappare, progettare, gestire, mantenere, promuovere e rendere fruibili sistemi e percorsi di mobilità, urbani e di lunga percorrenza, ampliando gli orizzonti ai temi dell’innovazione, delle energie rinnovabili, dell’intermodalità, della multimodalità e dell’economia circolare.

Un impegno che si definisce e si ridefinisce sulla base di tre pilastri fondamentali…

I PILASTRI DEL MEETING

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